TEMI DI DISCUSSIONE

  • TARANTO, VIOLENZA DEL CAPITALE E COLONIALISMO MILITARE
    Introduzione agli incontri a cura di alcune compagne tarantine
    Inizieremo parlando di Taranto, emblematica città del Sud Italia, dove la violenza del capitalismo e il colonialismo militare hanno segnato irreversibilmente lo sviluppo economico e sociale. Cercheremo di mettere in relazione come le scelte imposte sui territori, creino una condizione sistemica di zone più sacrificabili di altre disegnando i margini del Sud globale.
  • ROTTE MIGRATORIE NEL BACINO DEL MEDITERRANEO
    a cura di Daniele Ratti in collegamento telefonico
    Il Mediterraneo costituisce il centro del mercato del lavoro europeo. La Comunità Europea priva di materie prime rispetto ad altri competitori, può solo concorrere nel mercato globale su due fronti, quello dell’innovazione e della flessibilità della produzione. L’innovazione è ormai una partita persa a favore dell’Oriente e in particolare della Cina, l’unico strumento disponibile è la flessibilità del lavoro. L’immigrazione, di cui il bacino del Mediterraneo e l’adiacente via balcanica sono uno dei principali collettori internazionali, consente la regolazione del flusso della manodopera e il costante mantenimento della retribuzione a livelli minimi. Ciò garantisce una riserva di forza lavoro sempre disponibile, flessibile ed a basso costo. L’incontro esamina gli aspetti delle politiche securitarie, di controllo del territorio e di regolazione dei flussi produttivi di manodopera in base alle esigenze dell’andamento specifiche che il mercato esprime.
  • PRESENTAZIONE DEL DOSSIER “MADE IN ITALY. PER L’INDUSTRIA DEL GENOCIDIO”
    a cura di Palestinian Youth Movement
    “Made in Italy. Per l’industria del genocidio” è un’inchiesta che documenta la complicità italiana nel genocidio in Palestina rendendola parte attiva di un’industria globale della guerra. Una fitta rete di aziende italiane, enti collegati allo Stato e infrastrutture logistiche ha consegnato a Israele, dall’ottobre 2023, almeno 416 spedizioni di carattere militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante. Le spedizioni analizzate nell’inchiesta coinvolgono i principali aeroporti e porti marittimi italiani, i terminal carburanti di Taranto e della Baia di Santa Panagia, compagnie italiane di navigazione e aeree. Tutto ciò sta contribuendo alla completa devastazione della striscia di Gaza e al progressivo saccheggio di terra corredato di centinaia di pogrom e omicidi nella Cisgiordania occupata. Un sistema che mira al completo annientamento della popolazione palestinese: fermarlo è una responsabilità politica collettiva.
  • PRESENTAZIONE DEL LIBRO “RÉVOLUTIONS DE NOTRE TEMPS. MANIFESTE INTERNATIONALISTE”
    Liberazione collettiva e internazionalismo dal basso a cura di Les Peuples Veulent

    Una dichiarazione urgente per proporre un internazionalismo dal basso centrato sui popoli e sui movimenti come agenti della nostra liberazione collettiva. Apparteniamo a un’unica lotta transnazionale e ci opponiamo a un’élite organizzata su scala globale. Sappiamo che se restiamo isolati, non otterremo nulla. Per questo abbiamo iniziato a tessere una rete di connessioni planetarie: dalle prime linee alle assemblee popolari, dagli scioperi femministi ai comitati di resistenza, dalle rotonde occupate alle foreste occupate, e abbiamo riconosciuto una sensibilità comune. “Rivoluzioni dei nostri tempi”, il nostro manifesto, prende spunto dalle esperienze di rivolta che hanno attraversato il mondo negli ultimi due decenni, elaborando a partire da esse una visione di internazionalismo rivoluzionario. “Nonostante sia stato fatto di tutto per sminuire la forza dei popoli in rivolta, il suo impatto si è rivelato contagioso… La speranza, il coraggio e l’insurrezione hanno attraversato corpi, territori e ogni confine”, estratto dall’introduzione.
  • PRESENTAZIONE DELLA RIVISTA “DISFARE”
    Riaprire spazi d’azione contro la guerra, a cura di alcune compagne della redazione

    La guerra del nostro secolo non è confinata al campo di battaglia ma attraversa economia, informazione, infrastrutture, logistica e sistemi energetici. Tramite la tecnica moderna, le logiche di organizzazione militare del mondo si estendono alla società nel suo insieme, riducendo il mondo a risorsa, bersaglio, dato. L’ubiquità della guerra moderna rende possibile disertarla e incepparne i meccanismi ovunque, a partire dai luoghi che abitiamo. Questo è tanto più vero in Salento, terra di confine e di sacrificio, snodo dei flussi logistici ed energetici che nutrono la macchina bellica e zona di reclutamento e addestramento militare. A partire dai primi cinque numeri di “Disfare”, un’occasione di confronto e discussione collettiva, per rompere la paralisi e riaprire lo spazio dell’azione contro la guerra.
  • TERRE CONTESE. CONFINI E CONFLITTI NELLE ALPI.
    Presentazione a cura di Tabor Edizioni

    Le frontiere non hanno nulla di naturale, ovviamente. La loro affermazione va di pari passo con il lungo processo di costruzione degli Stati nazionali, tra il declino del Medioevo e l’affermarsi della Modernità. Lo Stato moderno e l’economia capitalista hanno dovuto soppiantare ogni altra forma di vita, imponendo i loro monopoli: delle risorse, attraverso la privatizzazione delle terre e dei beni comunitari, del tempo e dei corpi (disciplinamento dei ritmi di vita e di lavoro), dei saperi (persecuzione di “streghe” ed “eretici” e imposizione della “ragione scientifica”), della forza (militarizzazione e disarmo della società), dello spazio (colonizzazione e smembramento di bioregioni e comunità). Tutto ciò non è avvenuto sull’onda di un pacifico e lineare progresso ma, al contrario, sulle sconfitte di coloro che hanno resistito e combattuto prima di noi, come nella “grande guerra dei contadini”, 500 anni fa. A partire dalle Alpi, anch’essa bioregione smembrata da confini artificiali, uno sguardo di lungo periodo su questa secolare e incompiuta guerra tra autonomia e autorità.
  • RESISTENZA E LOTTA DAL CONFINE TRA BIELORUSSIA E POLONIA
    a cura di Bez Collective

    Bez Collective è un collettivo dal basso che dal 2021 supporta le persone migranti al confine tra Polonia e Bielorussia. Attraverso la prospettiva di quasi cinque anni di lavoro sul campo, in un contesto in costante evoluzione, vorremmo riflettere sulle pratiche di lotta portate avanti nell’esperienza diretta ma anche sulle difficoltà della vita quotidiana e sulle progressive restrizioni alla libertà di movimento in Europa.
  • DI TERRA E DI CHI LA LAVORA
    a cura di alcune compagne del Salento

    Il luogo che ci ospita, la Terra d’Arneo, è segnato da profonde impronte che parlano della relazione fra il lavoro umano e la terra. Qui, ai primi anni Cinquanta del secolo scorso, braccianti senza alcuna proprietà decisero di riprendersi ciò che reputavano spettasse loro: la terra a chi la lavora! Le occupazioni dei latifondi davano corpo ad un’idea di dignità del lavoro finalmente liberato dal parassitismo padronale.
    Quando, indossate le tute blu delle fabbriche, i contadini lasciarono queste terre, vaste superfici entrarono nella proprietà della FIAT che ci costruì una pista per il collaudo di automobili. La pista è oggi di proprietà di Porsche. Nuovo padrone, moderna immagine iper tecnologica, stesso vecchio piano colonialista.
    A cura di alcuni compagni e compagne della redazione di “Il Movente”, Sicilia:
    proveremo a tracciare i connotati del movimento contadino siciliano, terra di “bellezza assoluta e violenza assoluta”, dai Fasci dei lavoratori alle occupazioni delle terre del secondo dopoguerra. Anche qui, il “compromesso storico” fra la sinistra di governo e la classe padronale si realizzava attraverso la disarticolazione di un movimento contadino descritto dalla retorica togliattiana -e marxista in generale- come controrivoluzionario. Il cosiddetto miracolo economico italiano, ben lungi dall’essere un evento prodigioso, era reso possibile dallo sfruttamento della manodopera meridionale immigrata verso i centri industriali del nord del paese e d’Europa.
    A cura di alcune compagne della rete “Campagne in lotta”:
    seguendo il filo della migrazione si giunge fino all’oggi quando, a traiettorie invertite, i luoghi che viviamo sono popolati di lavoratrici e lavoratori da altri Sud. Ci chiediamo quanto e se queste realtà siano “altre” da noi e quanto invece non facciano parte di una storia comune, antica come il rapporto fra il lavoro umano e la terra. Come la presenza degli immigrati nel corso degli ultimi decenni si è andata articolando a sud, fra sussistenza, resistenza e lotta contro la violenza dello stato e del terzo settore, organismo ibrido e funzionale all’intesa fra istituzioni, mercato e decoro democratico. Se le vecchie consorterie dei grandi agrari si sono ammodernate trasformandosi nelle attuali organizzazioni della grande distribuzione, nulla è cambiato quanto alle finalità predatorie intrinseche alla medesima logica di profitto. Ancora oggi vediamo nelle lotte l’unica possibile risposta reale. Lotte che devono necessariamente rivolgersi a decolonizzare i territori e le persone, per ribaltare davvero le dinamiche di controllo e potere.